La legge garantisce a chi lavora in smart working un trattamento non inferiore a quello dei colleghi in sede, ma non dice esplicitamente se spettano i buoni pasto né se le spese di casa vanno rimborsate. La risposta dipende dal contratto collettivo e dagli accordi aziendali. Ecco come orientarsi e cosa chiedere.

Buoni pasto: dipende dagli accordi
I buoni pasto non sono un elemento della retribuzione fissato dalla legge: sono previsti da contratti collettivi, accordi aziendali o regolamenti interni. Molte aziende li riconoscono anche nelle giornate di smart working, altre no. Sul piano fiscale, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che i buoni pasto possono restare esenti entro i limiti di legge anche quando sono erogati a chi lavora in modalità agile.
Cosa fare: controlla il contratto collettivo e il regolamento aziendale; se non sono chiari, chiedi all’ufficio del personale di indicarlo nell’accordo individuale.
Connessione, energia e riscaldamento
| Voce | Chi paga, di regola |
|---|---|
| Computer, telefono aziendale | Spesso l’azienda, che ne cura sicurezza e funzionamento |
| Connessione internet | Il lavoratore, salvo rimborsi o indennità previsti da accordi |
| Energia e riscaldamento | Il lavoratore, salvo accordi |
| Arredi (sedia, scrivania) | Il lavoratore, salvo budget aziendali |
Alcune aziende riconoscono un’indennità o un rimborso forfettario per il lavoro da casa: le condizioni fiscali dei rimborsi dipendono da come sono documentati, quindi segui le indicazioni dell’ufficio del personale.
Cosa chiedere nell’accordo
- Se spettano i buoni pasto nelle giornate da remoto.
- Quale attrezzatura fornisce l’azienda e chi interviene in caso di guasto.
- Se esiste un rimborso o un’indennità per connessione ed energia.
- Se c’è un budget per arredi ergonomici.
Per i contenuti obbligatori dell’accordo leggi accordo individuale di smart working.
Se lavori in proprio da casa
Se lavori con partita IVA in regime forfettario non puoi dedurre le spese di casa una per una: il coefficiente di redditività le considera in modo forfettario. Lo spieghiamo nella guida sulla partita IVA forfettaria.
Buoni pasto nel pubblico impiego
Nella pubblica amministrazione la disciplina dei buoni pasto in lavoro agile dipende dai contratti di comparto e dai regolamenti delle singole amministrazioni, che negli ultimi anni hanno in molti casi previsto il buono anche nelle giornate da remoto, a determinate condizioni. Verifica il regolamento del tuo ente o chiedi all’ufficio del personale.
Domande frequenti
In smart working spettano i buoni pasto?
Dipende dal contratto collettivo e dagli accordi aziendali: la legge non li garantisce automaticamente. Molte aziende li riconoscono anche nelle giornate da remoto.
L’azienda deve pagarmi la connessione di casa?
Non per legge: un rimborso o un’indennità ci sono solo se previsti da contratto collettivo, accordo aziendale o accordo individuale.
I buoni pasto in smart working sono tassati?
Secondo i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate possono restare esenti entro i limiti previsti, anche se il lavoratore è in smart working.
Chi paga se si rompe il computer aziendale a casa?
Di norma l’azienda è responsabile della sicurezza e del buon funzionamento degli strumenti che fornisce, salvo danni causati dal lavoratore.
Se lavoro da casa posso usare i buoni pasto al supermercato?
In generale sì, i buoni pasto si possono usare negli esercizi convenzionati secondo le regole del buono, indipendentemente da dove lavori quel giorno.
Il datore può togliere i buoni pasto a chi lavora da casa?
Se non sono previsti da contratto collettivo o accordi per le giornate da remoto, l’azienda può non riconoscerli. Se invece sono previsti, devono essere rispettati.
Le spese di internet si possono detrarre nel 730 da dipendente?
No, per i lavoratori dipendenti le spese di connessione domestica non sono detraibili come spese di lavoro.
Approfondisci: accordo, priorità e disconnessione sono nella guida allo smart working.



