Se sei residente fiscale in Italia e lavori fisicamente da casa tua in Italia, lo stipendio pagato da un’azienda estera è tassato in Italia, indipendentemente da dove ha sede l’azienda o dove arriva il bonifico. Cambia invece chi versa le imposte: il datore di lavoro, se ha un sostituto d’imposta in Italia, oppure tu con la dichiarazione dei redditi.

La regola generale
Il reddito da lavoro dipendente si tassa nel Paese in cui il lavoro è svolto fisicamente. Se vivi in Italia e lavori da qui, il reddito è prodotto in Italia: l’Italia lo tassa per intero. Le convenzioni contro le doppie imposizioni regolano i casi in cui lavori anche in altri Paesi o hai la residenza in più Stati.
I tre casi più comuni
| Situazione | Chi versa le imposte | Cosa fai tu |
|---|---|---|
| Assunto tramite Employer of Record o filiale italiana | Il datore, in busta paga | Controlli la certificazione unica e, se serve, fai il 730 |
| Dipendente di azienda estera senza sostituto d’imposta in Italia | Tu | Dichiari il reddito con il modello Redditi e versi le imposte; valuta con un professionista anche i contributi |
| Collaboratore con partita IVA | Tu | Gestisci imposte e contributi come libero professionista |
Il regime degli impatriati
Chi trasferisce la residenza fiscale in Italia dopo un periodo all’estero può, se ha i requisiti, accedere al regime degli impatriati nella versione in vigore dal 2024: il reddito da lavoro prodotto in Italia concorre al 50% del suo ammontare (40% con figli minori). L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che può applicarsi anche a chi lavora da remoto per un datore estero. In assenza di sostituto d’imposta italiano, l’agevolazione si ottiene con la dichiarazione dei redditi.
Conti esteri e quadro RW
Se lo stipendio arriva su un conto estero, ricorda che i residenti in Italia devono indicare le attività finanziarie detenute all’estero nel quadro RW della dichiarazione dei redditi, salvo le esenzioni previste, e possono essere dovute imposte come l’IVAFE. Anche per questo molti preferiscono farsi pagare su un conto italiano o su un conto multivaluta: ne parliamo in ricevere pagamenti dall’estero.
Non è consulenza fiscale: per casi con più Paesi coinvolti rivolgiti a un commercialista o a un CAF prima di firmare il contratto.
Come si stabilisce la residenza fiscale
In Italia sei residente fiscale se, per la maggior parte del periodo d’imposta, sei iscritto all’anagrafe della popolazione residente oppure hai in Italia il domicilio o la residenza secondo le regole del codice civile; dal 2024 conta anche la presenza fisica in Italia. Chi vive in Italia e lavora da qui per un’azienda estera è quindi, di regola, residente fiscale italiano. I casi di chi divide l’anno tra più Paesi vanno valutati con un professionista.
Domande frequenti
Se l’azienda è all’estero pago le tasse due volte?
Di regola no: se lavori solo dall’Italia e sei residente qui, paghi le imposte in Italia. Se l’altro Paese trattiene comunque imposte, le convenzioni prevedono meccanismi per evitare la doppia imposizione.
Devo fare la dichiarazione dei redditi se il datore è estero?
Sì, se il datore non ha un sostituto d’imposta in Italia che trattiene le imposte in busta paga. In quel caso dichiari il reddito e versi tu le imposte.
Il regime impatriati vale anche per chi lavora da remoto?
Sì, secondo i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate, se sono rispettati i requisiti del regime, tra cui il periodo di residenza all’estero e la permanenza in Italia.
Devo dichiarare un conto Revolut o Wise?
Se il conto è detenuto all’estero, in generale va indicato nel quadro RW, salvo esenzioni. Verifica con il tuo consulente in base al tipo di conto e ai saldi.
Il datore estero deve versarmi i contributi in Italia?
Le regole previdenziali dipendono dal Paese dell’azienda e dagli accordi internazionali. È uno dei motivi per cui molte aziende usano un Employer of Record: chiedi come sono gestiti i tuoi contributi.
Approfondisci: Employer of Record, contratti e pagamenti sono nella guida al lavoro per aziende estere.



