Il lavoro a domicilio in Italia è regolato dalla legge 18 dicembre 1973, n. 877. Chi lavora a casa propria per un’azienda, seguendone le direttive, è un lavoratore dipendente: ha diritto a un contratto, a una paga a cottimo fissata dal contratto collettivo, ai contributi e alle maggiorazioni per ferie, festività e tredicesima. Ecco cosa prevede la legge, articolo per articolo.

Chi è lavoratore a domicilio (art. 1)
Secondo l’articolo 1 è lavoratore a domicilio chi, con vincolo di subordinazione, esegue nella propria abitazione o in un locale di cui dispone un lavoro retribuito per conto di un imprenditore. La subordinazione c’è quando devi seguire le direttive dell’azienda sulle modalità di esecuzione e sulle caratteristiche del prodotto.
- Puoi farti aiutare dai familiari conviventi e a tuo carico.
- Non puoi assumere dipendenti o apprendisti: se lo fai, non sei più un lavoratore a domicilio ma un’impresa.
- Il materiale e le attrezzature sono di norma dell’azienda.
Cosa l’azienda non può fare (art. 2)
| Divieto | Cosa significa per te |
|---|---|
| Lavorazioni con sostanze nocive o pericolose | Niente colle industriali, solventi, vernici o materiali che mettono a rischio la tua salute e quella dei familiari |
| Uso di intermediari e mediatori | Chi ti “procura” il lavoro in cambio di una quota opera fuori dalla legge |
| Aziende in ristrutturazione con licenziamenti | Non possono spostare a domicilio il lavoro dei dipendenti licenziati, per un anno |
Come si viene pagati (art. 8)
I lavoratori a domicilio sono retribuiti con tariffe di cottimo pieno stabilite dai contratti collettivi della categoria. Dove il contratto collettivo non le prevede, le tariffe e le maggiorazioni per ferie, festività e gratifica natalizia sono fissate da una commissione regionale. In pratica: ti pagano per i pezzi lavorati, ma con le stesse garanzie di base degli altri dipendenti del settore.
Cosa chiedere prima di iniziare: quale contratto collettivo si applica, la tariffa per ogni tipo di pezzo, ogni quanto vieni pagato e come sono calcolate le maggiorazioni.
Contributi, assicurazione e documenti (artt. 3 e 9)
Al lavoratore a domicilio si applicano le norme sulle assicurazioni sociali e sugli assegni familiari, con l’esclusione dell’integrazione salariale. L’azienda deve registrare il tuo nominativo e il tuo indirizzo nel libro unico del lavoro, come per qualsiasi dipendente, e annotare le consegne di lavoro. Il vecchio obbligo di iscrizione dei committenti in un registro provinciale è stato abrogato nel 2008.
Quando non è un vero lavoro a domicilio
- Ti chiedono di pagare materiale, kit, corso o iscrizione.
- Nessun contratto e nessuna busta paga, solo pagamenti “a lavoro approvato”.
- Un intermediario ti propone il lavoro dietro compenso.
- Ti chiedono di trovare altre persone per guadagnare.
Se ti riconosci in questi punti, leggi come segnalare una truffa di lavoro.
Non è consulenza legale: per verificare un contratto rivolgiti a un sindacato, a un patronato o a un consulente del lavoro.
Domande frequenti
Il lavoratore a domicilio è un dipendente?
Sì. Se lavori a casa per un’azienda seguendo le sue direttive, la legge 877/1973 ti considera lavoratore subordinato, con contratto, retribuzione da contratto collettivo e contributi.
Chi stabilisce le tariffe a cottimo?
I contratti collettivi della categoria. Dove mancano, le tariffe e le maggiorazioni per ferie, festività e tredicesima sono determinate da una commissione regionale.
Un’agenzia può farmi da intermediario per il lavoro a domicilio?
No, l’articolo 2 della legge vieta alle aziende di servirsi di mediatori o intermediari per affidare lavoro a domicilio. Chi ti chiede una quota per procurarti il lavoro opera fuori dalle regole.
Si possono usare colle o vernici a casa?
No, la legge vieta di affidare a domicilio lavorazioni con sostanze o materiali nocivi o pericolosi per la salute del lavoratore e dei suoi familiari.
Approfondisci: i settori dove esiste davvero lavoro a domicilio e la checklist anti-truffa sono nella guida al lavoro a domicilio.



